periodico di cultura del territorio – diretto da Orlando Vella

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​Il 2 Giugno e la Repubblica Smarrita: Perché abbiamo bisogno di una festa civile, non militare

​Il dibattito politico che puntualmente si accende intorno alla parata militare del 2 giugno rischia, ogni anno di più, di mancare il punto centrale. Da un lato la proposta di abolire o trasformare la sfilata viene liquidata come “provocatoria” o “vergognosa”; dall’altro, la difesa della parata viene cavalcata come un test di patriottismo muscolare. ​Ma…

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​Il dibattito politico che puntualmente si accende intorno alla parata militare del 2 giugno rischia, ogni anno di più, di mancare il punto centrale. Da un lato la proposta di abolire o trasformare la sfilata viene liquidata come “provocatoria” o “vergognosa”; dall’altro, la difesa della parata viene cavalcata come un test di patriottismo muscolare.

​Ma la domanda da porsi è un’altra, ed è squisitamente culturale: cosa stiamo celebrando esattamente il 2 giugno?

​Le origini: La nascita della cittadinanza, non di un esercito

​Il 2 giugno 1946 l’Italia non ha vinto una guerra, né ha celebrato una vittoria militare. Al contrario, usciva dalle macerie di un conflitto disastroso e da vent’anni di dittatura che del militarismo aveva fatto il proprio vessillo.

​In quel giorno storico, il popolo italiano – per la prima volta a suffragio universale, con il voto determinante delle donne – scelse la Repubblica e formò l’Assemblea Costituente. Il 2 giugno è la festa della democrazia, dei diritti civili, della sovranità popolare e della nascita dei cittadini.

​Celebrare questa ricorrenza quasi esclusivamente con lo sferragliare dei blindati e il passo di marcia lungo Via dei Fori Imperiali è un paradosso storico. È la parziale militarizzazione di una memoria che nasce civile.

​Difesa della Patria non significa solo “forza armata”

​La retorica di governo spesso confonde la gratitudine verso le forze armate con il significato della Festa della Repubblica. Nessuno mette in dubbio il valore e il sacrificio delle donne e degli uomini in divisa, ma la stessa Costituzione ci ricorda che la difesa della Patria non è un monopolio militare.

​L’articolo 52 della Costituzione recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.” Non dice “del soldato”. Si difende la Patria:

  • ​Negli ospedali pubblici, garantendo la salute.
  • ​Nelle scuole, educando alla legalità e al pensiero critico.
  • ​Nel terzo settore, accogliendo e includendo.
  • ​Nella protezione civile, di fronte alle emergenze climatiche.

​Perché, allora, in cima alle tribune del 2 giugno non sfilano gli insegnanti, i medici, i ricercatori, i volontari e gli studenti? Perché la narrazione dello Stato deve coincidere quasi unicamente con il concetto di “monopolio della forza”?

​Un’alternativa possibile: Verso una festa popolare e democratica

​In un momento storico drammaticamente segnato dal riarmo globale e dai venti di guerra che spirano vicini all’Europa, l’Italia avrebbe l’opportunità di lanciare un segnale forte, in linea con l’Articolo 11 della Costituzione “L’Italia ripudia la guerra…”.

​Sostituire la parata militare con una manifestazione civile e culturale non significa disprezzare lo Stato, ma onorarlo nella sua massima espressione. Immaginiamo un 2 giugno diverso:

  • Le piazze aperte al dialogo tra istituzioni e cittadini.
  • I palazzi del potere trasformati in spazi di partecipazione per i giovani.
  • Una sfilata della società civile, della cultura, del lavoro e della solidarietà.

​In conclusione la Repubblica siamo noi, il popolo sovrano, non le armi che lo difendono. Restituire al 2 giugno il suo carattere originario – civile, popolare e democratico – non è un insulto a chi indossa una divisa, ma il più alto atto di fedeltà alla Costituzione che su quelle divise, e sopra ognuno di noi, svetta sovrana.

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